Bachir, Karima, Mohamed, Machoura, Omar, Zena, Said,
Salamu resteranno per sempre nel nostro cuore e, speriamo, si
ricorderanno di noi e di Finale.
Otto piccoli amici provenienti da un campo profughi nella
parte più dura del deserto del Sahara che hanno colorato i
nostri giorni.
Otto piccole boccucce con le quali ci hanno riempito di baci
Otto piccoli cuoricini che ci hanno regalato l’amore.
Sedici grandi occhi neri che ci hanno dato la gioia.
Sedici piccole braccine che ci hanno stretto forte e dato
affetto.
Sedici gambine colorate che hanno fatto sembrare un campo
da calcio ancora più verde.
Otto piccoli ambasciatori di pace che, con la loro presenza,
hanno il diritto ed il dovere di portare alla luce del mondo la
situazione del loro Paese: il Saharawi.
Otto piccoli bimbi di otto anni da amare come tutti gli altri
bambini del mondo.
Una parentesi nella loro vita che, purtroppo, così come per
troppi altri bambini in tante altre parti del mondo, stride
con una triste realtà che deve far pensare e riflettere sulla
direzione in cui stiamo andando.
Una direzione alla quale tutti noi dovremmo opporci in maniera
ostinata e contraria, così come faceva un Ligure illustre dal
quale prendo a prestito le parole per esprimere una serie
di emozioni e sentimenti, scaturiti dall’incontro con i piccoli
saharawi, che non saprei come manifestare diversamente.
“Ma adesso che viene la sera ed il buio mi toglie il dolore dagli
occhi e scivola il sole al di là delle dune, a violentare altre
notti:
io nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato
l’amore”
Ciao grandi bimbi e grazie Faber!
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